Una gioia

Il 2016 conia il #mainagioia e il 2017 risponde con #unagioia.

Che ci sia dietro la logica del bastian contrario, che a un medioevo faccia sempre seguito un rinascimento, si tratta comunque di uno sforzo lodevole, generato da un rigurgito di pensiero positivo o da un ritorno dell’aiutati che Dio t’aiuta. Di certo chiudersi in casa a lamentarsi non ha mai fatto bene a nessuno.

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Fiordiculo o Sulla banalità di Mad Men

Milano, Urban Center, 2010. Sto chiacchierando con amici quando al gruppo si accolla un signore che inizia a parlare dell’Olimpia Milano. A un tratto, il discorso prende una piega pericolosamente misogina.

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Caproni e gli eterni immaturi

Non se ne può più di questi maturandi (qualcuno ormai maturato, no?).

Uno dei motivi per cui non voglio insegnare alle superiori è questo strascico, fin tutto luglio inoltrato, degli orali della maturità. Sai che noia. Me le ricordo le mie professoresse (fui l’ultima, quell’anno), imbambolate ad ascoltarmi col ventaglio che si muoveva sempre più lento, il trucco leggermente sbavato, il costume ben in vista sotto il caftano: elegantissime, ma di un’eleganza ormai balneare.

Torno sull’argomento maturità soltanto per spezzare una lancia a favore della prima traccia della prova scritta d’italiano, l’analisi del testo.

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L’accademia non è un film

Massimo, ricercatore di Storia dell’integrazione europea, lascia per sempre l’università e la ricerca. Il quasi-quarantenne, dopo una carriera lunga e brillante (per lui, ma evidentemente non per i professori che avrebbero dovuto favorirlo) che gli è valsa niente, se non lunghe e frustranti attese e una vita di sacrifici imposti anche a moglie e figli, ha trovato lavoro in una ditta di ricambi auto.

 

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